Granfinale per Strange People: Una cosa chiamata felicità
Tra mille difficoltà e almeno il doppio di soddisfazioni, termina la VI edizione di Strange People. Si è trattato di una edizione molto particolare, per la quale siamo stati costretti ad affrontare una pressoché totale assenza di finanziamenti, ma che siamo riusciti ad organizzare alla meglio soltanto grazie all’aiuto logistico ed economico di ARCI Cesena, il buon cuore degli operatori del Centro Stranieri, e la straordinaria disponibilità del Circolo ARCI Ponte Abbadesse.
Proprio per questi motivi possiamo dichiararci soddisfattissimi del successo comunque ottenuto. In particolare vanno ricordate la serata dedicata alla Cina, col film Letter from an unknown woman, e la serata dedicata al Sud America con Il bagno del Papa. Quest’ultima ha visto la partecipazione di un pubblico vastissimo attirato anche dall’importante incontro con Hafez Huraini, e che ci ha poi accompagnato nella visione del film in programma.
Per l’ultima serata di venerdì 5 dicembre, Strange People presenterà Una cosa chiamata felicità di Bohdan Sláma (Germania, Repubblica Ceca 2005, 100′). La rassegna si chiude, significativamente, con un film che vuole essere una riflessione sulla ricerca della felicità. Una ricerca che prosegue tenacemente, anche in momenti e in condizioni in cui di felice sembra non esserci nulla. Di seguito la nostra brevissima anticipazione.
Il prossimo film in programma per Strange People VI è il penultimo dell’edizione. Si tratta di un film di difficile reperibilità e che nonostante questo abbiamo cercato fino alla fine, trovato e, in mancanza di una edizione italiana, sottotitolato in autogestione.
La sesta edizione di Strange People è ormai giunta al giro di boa. Il film in programma per venerdì 14 novembre è Letter from an unknown woman di Xu Jinglei (China 2004, 90’). La serata è organizzata in collaborazione con 
Dopo il buon inizio con Habana Blues di Benito Zambrano, prosegue la sesta edizione di Strange People. Il film in programma per venerdì 7 novembre è Cover Boy di Carmelo Amoroso. Si tratta di un inedito per Strange People in quanto il lungometraggio è in gran parte in lingua italiana con diverse parti in rumeno (sottotitolate in italiano). La mescolanza di lingue è tuttavia simbolica del comune stato di precarietà condiviso da giovani italiani e stranieri. Ecco una breve recensione del film.