Articoli della categoria 'Varie'

NON SI AFFITTA AGLI IMMIGRATI

di Massimo Baldini e Marta Federici 30.07.2010

Un buon funzionamento del mercato degli affitti è fondamentale per favorire l’integrazione degli immigrati. Quello italiano ha molti problemi: l’offerta è scarsa e mal distribuita sul territorio nazionale, i costi di transazione sono elevati. Ma non solo: una parte dei proprietari non è disposta a concedere una casa in affitto agli stranieri. La discriminazione è più intensa nell’Italia settentrionale, colpisce soprattutto gli uomini e meno le donne e più gli arabi rispetto a chi proviene dall’Europa dell’Est. Neanche la crisi economica riesce a eliminarla.

L’Italia è ormai un paese ad alta immigrazione: all’inizio del 2009 secondo l’Istat vi erano circa 3,9 milioni di stranieri residenti, più del doppio rispetto a solo sei anni prima. Quando arrivano nel nostro paese, molti stranieri cercano una casa in affitto; in un secondo momento alcuni, dopo un periodo di consolidamento familiare e lavorativo, passano all’acquisto di un’abitazione. Un buon funzionamento del mercato degli affitti è quindi fondamentale per favorire l’integrazione degli immigrati. Eppure il mercato italiano dell’affitto ha molti problemi: l’offerta è scarsa e mal distribuita sul territorio nazionale, i costi di transazione sono elevati.

DODICI IDENTITÀ IN CERCA DI CASA

Secondo una ricerca recentemente svolta, gli immigrati si trovano di fronte a un ulteriore problema: l’indisponibilità di una parte dei proprietari a concedere loro una casa in affitto. (1) Per verificarlo, abbiamo condotto un’indagine attraverso Internet. Dopo avere scelto uno dei più noti siti generalisti di annunci online, abbiamo creato dodici identità fittizie (sei per ciascun genere): quattro con nome chiaramente italiano, quattro con nome facilmente riconoscibile come arabo-musulmano e quattro con un nome tipico dell’Europa Orientale. Questi dodici personaggi si sono candidati come inquilini per gli alloggi in offerta, manifestando interesse per l’appartamento. Nella metà dei casi hanno fornito anche informazioni aggiuntive sulla loro vita lavorativa e familiare, in modo da rassicurare il proprietario sulla loro affidabilità. Le mail inviate si differenziavano tra loro solo per il nome del mittente. Se c’è discriminazione legata all’appartenenza a diversi gruppi etnici, allora le mail firmate da nomi italiani dovrebbero ricevere un maggior numero di risposte positive rispetto alle mail inviate da nomi stranieri. Abbiamo spedito circa tremila mail in modo da coprire le principali quarantuno città italiane.
In figura 1 viene riportata la quota di risposte positive raccolte dalle varie nazionalità, senza distinguere per genere. Le richieste inviate da nomi italiani hanno ottenuto una replica positiva nel 62 per cento dei casi, con una minima differenza tra e-mail che contenevano informazioni sul soggetto ed e-mail che ne erano prive. Nel caso di nomi arabi, invece, le risposte positive sono solo il 44 per cento del totale delle mail inviate, con un aumento nel caso delle richieste che contenevano informazioni sulla qualità del soggetto (41 contro 47 per cento). La probabilità di ricevere una risposta positiva è quindi del 18 per cento inferiore per un nome arabo rispetto a un nome italiano. Le mail firmate da nomi di persone provenienti dall’Europa dell’Est presentano un minore grado di discriminazione rispetto agli italiani (12 per cento), perché la probabilità di una risposta positiva si attesta nel complesso al 49,5 per cento.

Figura 1 - % di risposte positive ricevute, per nome – tutto il campione

Distinguendo per genere (figura 2), la discriminazione colpisce soprattutto i nomi maschili stranieri, in particolare quelli arabi. Le donne hanno sempre, anche per i nomi italiani, una maggiore probabilità di risposta positiva.

Figura 2 - % di risposte positive ricevute, per nome e genere – tutto il campione

La discriminazione a danno dei nomi di origine straniera è più intensa nell’Italia settentrionale: al Nord, ad esempio, risposte positive sono state ottenute dal 70 per cento circa delle richieste firmate da maschi italiani, ma solo dal 25 per cento delle mail inviate (senza informazioni sul lavoro o sulla condizione familiare) da nomi maschili arabi. La figura 3 contiene le differenze medie nei tassi di risposta positiva ottenuti dai tre gruppi in tre diverse aree del paese: al Nord un italiano che risponde a un annuncio su un appartamento in affitto ha una probabilità di ricevere una risposta positiva che è del 25 per cento superiore rispetto a un nome arabo e del 20 per cento rispetto a un nome tipicamente dell’Europa dell’Est. Al Centro e in Meridione la discriminazione è presente, ma in modo molto meno accentuato rispetto al Nord. Nel confronto tra i due gruppi di stranieri, infine, c’è sempre discriminazione a vantaggio degli europei dell’Est, uniforme tra le aree.

Figura 3 - differenza nella probabilità di ricevere una risposta positiva, per gruppo e area

COME INCIDE LA CRISI

Si potrebbe pensare che la crisi economica induca i proprietari a essere più disponibili verso i potenziali inquilini, ma evidentemente la discriminazione è più forte della crisi, perché la ricerca è stata condotta nella primavera 2010, in un periodo certo non brillante per l’economia italiana. La discriminazione non viene eliminata, ma solo attenuata, dalla fornitura di informazioni aggiuntive sul lavoro o sulle condizioni familiari.
Non si tratta però di fenomeni facilmente generalizzabili all’intero territorio nazionale, perché la discriminazione sembra più forte nelle regioni settentrionali. Come spiegare queste differenze? Una parte significativa degli immigrati risiede al Nord. L’elevata concentrazione, prodottasi in un intervallo temporale piuttosto ristretto, può aver prodotto reazioni di rifiuto particolarmente intense da parte degli italiani ivi residenti. Un’interpretazione alternativa può invece fare riferimento alla diversa vitalità economica delle regioni italiane. Nel Nord il tasso di disoccupazione è molto inferiore alla media nazionale, anche in questo periodo di crisi, quindi per un proprietario può essere meno rischioso assumere un atteggiamento selettivo verso possibili inquilini rispetto a chi deve locare un immobile in aree dove la domanda di case in affitto per ragioni di lavoro può essere più scarsa.
(1) Vedi M. Baldini e M. Federici, Ethnic discrimination in the Italian rental housing market, www.capp.unimo.it.

Buoni rapporti di vicinato: prontuario in tutte le lingue

Il prontuario interculturale del progetto “Territori in Rete per l’Accesso all’Alloggio”

http://www.immobiliareblog.it/wp-content/uploads/2009/05/condominio.jpg

Vietato fumare per le scale. Non si sputa. E poi le regole per l’utilizzo dell’ascensore, gli orari in cui rispettare il silenzio. La fruizione delle parti comuni. L’importanza di una segnaletica multilingue. Un codice informale di buone pratiche per alimentare l´integrazione e vivere in armonia all’interno di un condominio: oltre le generazioni, le culture, le abitudini di vita. Partendo dalle regole più elementari. Undici enti pubblici del territorio emiliano-romagnolo hanno lanciato il progetto - finanziato dal Ministero del Lavoro - TRAA (Territori in Rete per l’Accesso all’Alloggio), sperimentato nella zona stazione di Reggio Emilia e pensato per facilitare ricerca e accesso di cittadini e stranieri all’alloggio e migliorare le relazioni tra condomini. Nell’ambito dell’iniziativa realizzata con la partecipazione e il contributo di cittadini e associazioni (con la collaborazione di Anaci, Asppi, Sicet, Sunia), fondamentale il “prontuario interculturale di condominio” realizzato dal Comune di Reggio Emilia, un vero e proprio libretto di istruzioni per la pacifica convivenza tra condomini, specie se di etnie diverse. Realizzata e tradotta in 5 lingue, la pubblicazione nasce con l’intento di rendere più fluido, chiaro, trasparente e civili il dialogo tra vicini, amministratori condominiali, proprietari, inquilini e forze dell’ordine.

Nella segnaletica proposta, una serie di “inviti”: non lasciare i passeggini nell’ingresso o la bicicletta nei pianerottoli, tenere chiusa la porta di ingresso, utilizzare lo stenditoio solo per i panni, tenere puliti gli spazi comuni. Il prontuario include poi una ricca sezione sulla contrattualistica, sulla manutenzione ordinaria, sulle comunicazioni dell’amministratore. Un tentativo di raccogliere e divulgare efficacemente in più lingue la “grammatica” di base del vivere in condominio, allo scopo di trasformarla in linguaggio - e patrimonio - comune.

PIÙ IMMIGRATI PIÙ CRIMINE? DIPENDE DALLA POLITICA

di Francesco Fasani su lavoce.info

I risultati di una indagine sul Regno Unito mostrano che la presenza di immigrati non necessariamente si trasforma in un aumento dei tassi di criminalità. Anzi. Se agli stranieri viene lasciata la libertà di entrare e uscire dal paese ospitante, lavorare in regola e scegliere i mercati del lavoro locali in cui inserirsi, non si registrano effetti negativi dal punto di vista della criminalità. Quando la politica migratoria preclude loro queste possibilità, possono finire per scegliere attività criminose per far fronte alle necessità di sostentamento.

Il rapporto tra immigrazione e criminalità è uno dei temi caldi e ricorrenti del dibattito politico italiano. L’evidenza empirica di cui disponiamo per il caso italiano non conferma l’esistenza di una chiara relazione causale tra presenza di immigrati nell’area e tassi di criminalità. (1) Eppure, per molti politici e commentatori la relazione è scontata. (2).

MIGRANTI NEL REGNO UNITO

Proviamo ad abbandonare l’idea che gli immigrati abbiano, per qualche misterioso motivo, una maggiore propensione dei nativi a commettere crimini. Come economisti, assumiamo invece che gli immigrati rispondano agli incentivi nelle loro scelte di partecipazione ad attività criminali piuttosto che ad attività legali. (3) Esattamente come farebbe qualsiasi cittadino dei paesi ospitanti. Se gli incentivi sono importanti, allora la politica migratoria – in quanto capace di modificarli – diviene cruciale nell’analisi della relazione tra immigrazione e criminalità. (4)
In una nostra recente analisi studiamo due diverse ondate migratorie che hanno interessato la Gran Bretagna nel corso degli ultimi quindici anni. (5) La prima composta da richiedenti asilo e la seconda dai cittadini dei nuovi Stati membri (Nsm) dell’Unione Europea dopo l’allargamento del 2004.
Un consistente flusso di richiedenti asilo è arrivato nel Regno Unito a fine anni Novanta e nei primi anni Duemila, con una media di circa 70mila domande all’anno tra il 1997 e il 2002. (6) I cittadini dei nuovi stati membri, invece, hanno fatto registrare a partire dal 2004 una media di circa 150-200mila ingressi all’anno, e nel giro di quattro anni sono arrivati a rappresentare circa l’1,3 per cento della forza lavoro inglese, partendo da una percentuale prossima allo zero. I due gruppi sono chiaramente diversi per il diverso processo di selezione che li ha condotti nel Regno Unito. Le scelte di politica migratoria di questo paese, però, hanno introdotto ulteriori elementi di differenza. Mentre i cittadini dei Nsm hanno goduto di immediata libertà di circolazione e di accesso al mercato del lavoro britannico, i richiedenti asilo sono stati soggetti a maggiori restrizioni. (7) Innanzitutto, non è permesso loro lavorare (regolarmente) nei primi sei (successivamente estesi a dodici) mesi dalla presentazione della domanda di asilo. Durante i mesi di attesa, il governo inglese fornisce loro un sussidio, che è pari a circa la metà di quello di disoccupazione. Inoltre, i richiedenti asilo hanno diritto a ricevere un alloggio gratuito dal governo, ma, nel caso vogliano esercitare questo diritto, non possono scegliere la località di residenza. Dal 1999, con l’Immigration and Asylum Act, il governo britannico ha introdotto una politica di “dispersione” dei richiedenti asilo verso aree del Regno Unito non abitualmente interessate dai flussi migratori. Dal punto di vista dell’analisi empirica, questa politica offre un interessante “esperimento naturale” che permette di identificare l’effetto causale della presenza di immigrati sui tassi di criminalità nell’area. La stima di questo effetto, infatti, è generalmente limitata dal fatto che gli immigrati possono scegliere dove risiedere. Ad esempio, se si collocano in aree in espansione economica, si potrebbe osservare che un più elevato numero di immigrati è associato a minori tassi di criminalità. Ma la riduzione nel crimine sarebbe probabilmente da attribuirsi alla crescita economica dell’area, piuttosto che a un effetto “benefico” degli immigrati. L’opposto sarebbe vero se, invece, gli immigrati scegliessero aree in declino perché, ad esempio, i prezzi delle case sono più accessibili.
I nostri risultati mostrano chiaramente che per nessuno dei due flussi migratori considerati si è registrato un aumento dei crimini violenti. Per gli immigrati dei Nsm, non si osserva alcun effetto neppure sui crimini contro la proprietà, anche controllando per i problemi introdotti dalla selezione degli stranieri in particolari aree di residenza. Un aumento dei crimini con “motivazione economica”, invece, si è verificato nelle aree dove sono stati “dispersi” i richiedenti asilo. L’effetto si trova soltanto quando si considerano quelli di sesso maschile (circa il 55 per cento del totale), nonostante l’allocazione nelle diverse aree sia omogenea per uomini e donne. Nessun effetto si osserva per i richiedenti asilo che rinunciano all’alloggio gratuito e possono quindi scegliere dove risiedere. La dimensione dell’effetto è contenuta: l’aumento di un punto percentuale dei richiedenti asilo “dispersi” causerebbe un aumento dello 0,7 per cento dei crimini contro la proprietà. Dato che i richiedenti asilo rappresentavano in media lo 0,1 per cento della popolazione, alla loro presenza può essere ricondotto un aumento dei crimini contro la proprietà che rappresenta circa il 2 per cento del loro valore medio nel periodo considerato.

QUANDO INTERVIENE LA POLITICA

I risultati per il Regno Unito mostrano che la presenza di immigrati non necessariamente risulta in aumento dei tassi di criminalità. Anzi. Se agli immigrati viene lasciata la libertà di entrare e uscire dal paese ospitante, di lavorare in regola e di utilizzare le proprie reti di relazioni per cercare lavoro e scegliere i mercati del lavoro locali in cui inserirsi (immigrati dai Nsm), non si registrano effetti negativi dal punto di vista della criminalità. Quando, invece, la politica migratoria interviene e preclude loro queste possibilità (richiedenti asilo “dispersi”), gli immigrati possono finire per scegliere attività criminose per far fronte alle loro necessità di sostentamento. Nel caso del Regno Unito, le restrizioni alla possibiltà di lavorare e la politica di “dispersione” sono state concepite con l’obbiettivo di rendere il paese meno attraente per i potenziali profughi che fossero arrivati in futuro. L’impatto sul crimine è chiaramente un effetto collaterale di questa politica. È una lezione importante anche per l’Italia. Se “lasciati liberi di lavorare” – come direbbe il nostro presidente del Consiglio – gli immigrati sono una grande risorsa, quando invece si vuole rendere la loro vità insensatamente difficile (con restrizioni all’ingresso, alla durata della loro permanenza, al rinnovo dei permessi di soggiorno, eccetera) si corre il rischio di convincere almeno parte di loro, che l’opzione criminale può essere più allettante di un inserimento lavorativo regolare reso troppo complicato dalla legislazione vigente.

(1)Si veda l’analisi di Bianchi M., Buonanno P.  & Pinotti P., 2008. “Do immigrants cause crime?,” Pse Working Papers 2008-05, Pse;
(2)Si vedano, ad esempio, le recenti dichiarazioni a riguardo del sindaco di Milano, Letizia Moratti:
(3)Si vedano: Becker, G. (1968) “Crime and Punishment: An Economic Approach”, Journal of Political Economy, 76, 175-209; Ehrlich, I. (1973) “Participation in Illegitimate Activities: A Theoretical and Empirical Investigation”, Journal of Political Economy, 81, 521-63.
(4)Evidenza a supporto dell’importanza del ruolo svolto dalla politica migratoria viene dall’analisi di Mastrobuoni G. e Pinotti P. (“Migration Restrictions and Criminal Behavior: Evidence from a Natural Experiment “ (2010), nella quale si mostra come l’ottenimento dello status legale riduca sensibilmente il tasso di recidiva degli immigrati interessati dal provvedimento.
(5)Bell B.,  Machin S. e Fasani F. (2010) “Crime and Immigration: Evidence from Large Immigrant Waves in the UK”, CReAM DP 12/10:
(6)Nello stesso periodo l’Italia riceveva una media di 15mila domande all’anno.
(7)Il Regno Unito, insieme a Irlanda e Svezia, decise di aprire immediatamente il proprio mercato del lavoro ai cittadini dei Nsm, senza adottare alcun periodo di transizione. L’unica limitazione è consistita nell’obbligo di dover segnalare la propria presenza iscrivendosi a un apposito registro (Working Registration Scheme).

Le schiave della Romagna - inchiesta de L’Espresso

di Federico Formica e Matteo Marini

Guadagnano meno di mille euro al mese. Lavorano 14 ore al giorno, senza mai un turno di riposo. E pagano anche il pizzo ai mediatori che le portano in Italia. La verità sulle “stagionali” negli alberghi fra Rimini e Cervia

(18 giugno 2010)

Il tavolino è di quelli da giardino, di plastica bianca, a poco prezzo. Sopra la tovaglia color senape c’è il “Piccolo manuale informativo per i lavoratori stagionali, comunitari e non”: fotocopie di articoli di cronaca e accanto le tabelle con le tariffe aggiornate divise per categoria di hotel e mansioni. Di fronte c’è il cavalletto con le “civette”, anche queste bilingue, “informazioni sindacali” si legge. ? da questo angolo quasi invisibile del corso di Gatteo a Mare che sono venute alla luce le testimonianze dello sfruttamento e della tratta dei lavoratori dall’Est Europa fino alle spiagge della Romagna.

La videoinchiesta Dalla Romania a Cesenatico: ecco come funziona la tratta

Quattro sere a settimana Sandra prende posto in via delle Nazioni, che divide Cesenatico da Gatteo a Mare, in quel breve tratto di costa rimasto sotto la provincia di Forlì-Cesena. ? cominciato tutto quando lei, che ora lavora in un’industria che produce piadine, faceva la stagione come donna ai piani, a pulire le camere. Veronika, la sua collega romena le raccontò quanto prendeva al mese: 950 euro. Cinquanta euro meno di lei, ma lavorando il doppio. Un orario da schiava, 12 ore al giorno. Nei periodi di piena, come nella settimana di Ferragosto, anche di più. Così Sandra ha deciso di informare i lavoratori stagionali sui loro diritti, soprattutto gli stranieri che arrivano qui ogni anno ad aprile e che poi a settembre tornano a casa. Nei decenni del “boom”, fino alla fine del ‘900 parlavano sardo, calabrese, campano. Ora l’accento è quello dell’Europa dell’est. La maggioranza sono romeni, ma vengono anche da Moldavia e Polonia. Donne soprattutto, gli ingranaggi invisibili dell’enorme macchina del turismo di massa.

Con l’aiuto di Ercole Pappalardo, sindacalista della Filcams-Cgil di Cesenatico, si è documentata e in collaborazione con l’associazione Rumori sinistri, un collettivo che ha sede a Rimini, ha messo su il suo piccolo “ufficio”. I romeni che passano la sera, dopo una giornata interminabile fatta di pulizie, cucina, piatti e servizio ai tavoli, leggono l’invito nella loro lingua. Alcuni passano oltre perché non si fidano, altri si fermano e chiedono come possono fare per avere il sussidio di disoccupazione una volta terminata la stagione, oppure quanto dovrebbero prendere realmente di stipendio in base al loro orario di lavoro. Sandra mostra loro le tabelle salariali e la maggior parte delle volte li invita a procedere con una vertenza. Scrivendo su un foglietto il numero di cellulare di Ercole

«Vedi, tu prendi 1.200 euro, ma lavori 13 ore, senza giorno libero», spiega a una ragazza, «Bene, se ci metti il giorno che non hai e gli straordinari che non ti pagano dovresti prenderne 3.500». Poi chiede loro di compilare una scheda, anonima, sulla quale registra i loro dati. Età, provenienza, anno di arrivo in Italia e stipendio. In due anni Sandra ha raccolto 245 testimonianze. La maggior parte sono donne romene, impiegate per le pulizie delle camere, servizio in sala o aiuto cucina. Quasi tutte hanno pagato per trovare un contratto in Italia. Prima dell’entrata della Romania nell’Unione europea le tariffe potevano arrivare anche a 1.000 euro. Ora pagano dai 400 ai 750 a degli intermediari che hanno contatti con gli hotel di tutta la Romagna, ma anche in Trentino per la stagione invernale.

Secondo uno studio dell’Osservatorio nazionale sul turismo di Federconsumatori, l’Emilia Romagna è la regione con le camere più economiche in Italia. Degli oltre 4.500 alberghi la metà è concentrata sulla costa. Ospitalità e divertimento a basso prezzo, che hanno permesso alla Riviera di reggere anche alla crisi. Ma è una competitività che pesa anche sulle spalle di queste persone.

La tratta. «Esistono delle agenzie che operano in Romania. Hanno depliant, cataloghi e organizzano i viaggi con pulmini che portano in Italia i dipendenti». ? il direttore del Grand Hotel di Cesenatico, Luigi Godoli, a confermare l’esistenza di un sistema gestito da intermediari che dall’Est (non solo dalla Romania, ma anche da Moldavia e Polonia) procurano personale agli hotel della Riviera. «Noi abbiamo una persona, un italiano, che vive là. Ma non ci costa nulla. Immagino che prenda una percentuale sullo stipendio dei lavoratori. Credo sia una cosa normale».

Invece proprio normale non dovrebbe essere perché, almeno in Italia, chiedere soldi per un contratto di lavoro è illegale. Il decreto legislativo 276 del 2003 disciplina l’attività delle agenzie di intermediazione e selezione del personale. Nell’articolo 11 si fa divieto »di esigere o comunque di percepire, direttamente o indirettamente, compensi dal lavoratore».

Nonostante questo l’associazione Rumori sinistri ha individuato, nel corso dei due anni di indagine, almeno sette intermediari, tutti italiani tranne uno. Il bacino principale da cui attingono è Cluj Napoca, in Transilvania. Una delle zone più povere, a rischio spopolamento dopo l’entrata della Romania nella Ue, proprio perché tanti se ne vanno in cerca di un lavoro a ovest. Da lì partono e arrivano pulmini a nove posti che lasciano le lavoratrici davanti agli hotel, sono compagnie di trasporto che lavorano a chiamata e fanno fino a tre corse a settimana.

Uno di questi mediatori è di Rimini, la sua agenzia ha tre sedi, di cui una proprio a Cluj. Per avere il suo numero basta telefonare all’Adac, l’associazione di albergatori di Cesenatico, con la quale collabora da anni, oppure cercare sul sito internet dell’agenzia. Al giornalista che gli telefona per un’intervista riguardo alla sua attività non vuole spiegare nulla: «Io sono chiuso, per quest’anno non faccio niente. Sono perfettamente in regola in Romania ma non opero più in Italia». Basta però fingersi albergatori in cerca di personale a basso costo che comincia a raccontare, anche al telefono: «Io prendo 100 euro per conto di Adac, glielo dico subito (è la cifra che chiede agli albergatori per ogni dipendente assunto grazie alla sua intermediazione ndr) non si preoccupi perché è tutto in regola, ho un contratto riconosciuto dal governo romeno».

Il trucco sta qui, fare in Romania ciò che in Italia è vietato espressamente per legge. All’incontro pattuito il mediatore si presenta con un depliant che spiega come funziona la sua agenzia e assicura che non ci sono problemi per i controlli Inps o dell’Ispettorato del lavoro: «Loro lo sanno cosa devono dire», spiega: «Sanno che devono fare anche 10, 11 o 12 ore ma devono raccontare che ne fanno 6 e 40 con un giorno di riposo a settimana». Mentre è seduto al tavolino del bar riceve almeno sei o sette telefonate. Sposta e propone ragazze a un hotel o all’altro. Fa fronte alle esigenze dei clienti in emergenza: «Te ne mando una bravissima. Anche stasera. ? un jolly, brava brava». E per fortuna che non lavorava più in Italia.

Poi parla anche della “concorrenza”: «Ci sono in giro dei delinquenti, che prendono i soldi in nero e poi magari le ragazze arrivano e trovano che l’albergo non esiste o è chiuso. Se li incontrassi glielo direi in faccia che si devono vergognare a prendere i soldi alla povera gente». Lui prende 500 euro a ogni lavoratrice alla quale procura un contratto da 1000, “muove” più di 100 donne a stagione lungo tutta la costa romagnola. E fa i nomi di tanti hotel suoi “clienti”, da Cervia a Cattolica.

Lo sfruttamento. Alla fine all’hotel K2 di Cesenatico ha vinto l’esasperazione. Alcuni stagionali hanno deciso di fermare il lavoro e protestare. I primi di giugno sono scesi in strada assieme ad altri dipendenti dello stesso gruppo, i Coppola, proprietari di altri otto hotel tra la Riviera e il Trentino, per chiedere che gli venisse finalmente pagato lo stipendio. Sono stati sbattuti immediatamente fuori dall’hotel, cinque di loro hanno dormito in strada, sopra le valigie, per quattro notti. Fino a che Sandra non li ha trovati e ospitati per qualche giorno. La casa è piccola e i bagagli occupano metà dello spazio, ma è sempre meglio che dormire sotto le stelle. Raccontano gli orari massacranti: «Io ero stata assunta con un contratto a chiamata», racconta una di loro, «ma lavoravo tutto il giorno anche 15 o 16 ore come cameriera ai piani». Il ragazzo che le siede accanto non parla bene l’italiano. Prosegue lei per lui: «Lui era cameriere di sala ma faceva il tuttofare, anche le camere e il lavapiatti. Ci hanno dato 50 euro in due mesi. Quando chiedevamo lo stipendio rimandavano sempre. Allora abbiamo deciso di venire via».

Con loro ci sono anche due ragazzi che vengono dal sud Italia. Sono arrivati al K2 a fine maggio ma hanno resistito solo pochi giorni: «Al colloquio ci avevano detto 1.200 euro al mese, 6 ore e 40 e giorno di riposo. Invece il giorno di riposo non c’era, lavoravamo 14-15 ore al giorno e lo stipendio era sceso a 900. Dormivamo in una stanza in sette che al massimo ci si poteva stare in quattro. Con un bagno solo, con la muffa e i topi». La direzione dell’Hotel K2 non ha risposto a richiesta di un’intervista da parte de ‘L’espresso’ per rispondere a queste accuse.

«Facendo due conti si deduce che questi lavoratori prendono un terzo del salario che gli sarebbe dovuto», spiega Ercole Pappalardo della Cgil. Ma il confronto con le tabelle salariali non rende. La differenza è infatti di poche centinaia di euro ma con orari ben differenti e un giorno libero a settimana, che qui in riviera non usa fare perché lo spirito è quello di rimboccarsi le maniche, tipico del boom degli anni Cinquanta “far legna” il più possibile, lavorando anche 100 giorni senza sosta.

Il nero dei bianchi - di Massimo Gramellini

Nel giorno in cui, secondo indiscrezioni di stampa, un notaio romano ha toccato la cifra record di 300 milioni d’imponibile evaso, la Lega inaugura in Parlamento la sua lotta dura e senza paura contro i venditori di occhiali taroccati. Nessun dubbio che in un mondo ideale, dove nessuno evade le tasse, nessuno paga in nero e i passanti attraversano la strada sulle strisce fischiettando «trullallero» (il Tg1, insomma), anche chi smercia collanine sottocosto dovrebbe esibire regolare permesso e rilasciare regolare scontrino. Ma nel mondo reale, in cui lo Stato è solo un nemico da corrompere e fregare, il danno economico inferto dagli ambulanti è davvero un buffetto, se paragonato alle montagne sotterranee di denaro sottratto alla comunità che producono certe categorie di evasori emeriti.

Qualcuno dirà: la Lega si concentra sugli ambulanti per ragioni di populismo e di razzismo. Sarebbe ancora una spiegazione politica. Temo invece che la ragione sia molto più semplice: gli ambulanti rappresentano un bersaglio visibile. Li incontri al mercato, in spiaggia, lungo i marciapiedi. Colpirli è facile, la resa nei sondaggi sicura e immediata. I grandi evasori, invece, abitano altrove: i più sfacciati dentro barche ormeggiate in porti esotici o dentro uffici calpestabili soltanto da piedi altamente selezionati. Sono lontani, inafferrabili, protetti da stuoli di ottimi avvocati. Non rappresentano un cibo con cui sfamare la rabbia del popolo impoverito. Al quale si getta fra le scarpe un po’ di paccottiglia perché non sollevi mai la testa ai piani alti.

Fonte: lastampa.it

L’Albania si scopre. Immagini da una storia ancora in corso

Mostra fotografica nell’ambito di “Forlì e l’Albania: legami di ieri e di oggi” - Programma

Forlì
Sala XC Pacifici, Piazza Saffi 8
20 Maggio 00:00 - 31 Maggio 00:00

La mostra attraverso un lungo filo rosso fra passato e presente, raccoglie il patrimonio fotografico della celebre fototeca Marubi di Scutari e degli archivi di stato albanesi per giungere al repertorio di uno dei maggiori fotografi albanesi, Roland Tasho, con le immagini salienti della caduta del regime comunista e della transizione verso la democrazia.

Il percorso arriverà a raccontare l’Albania moderna, evidenziando la dinamicità e la modernità che le sono proprie. Sarà accompagnata da una serie di eventi che vogliono rappresentare una nuova opportunità di incontro per affrontare i temi dell’immigrazione e dell’integrazione ancora oggi tanto attuali.

La mostra sarà accompagnata da una serie di eventi che vogliono rappresentare una nuova opportunità di incontro per
affrontare i temi dell’immigrazione e dell’integrazione ancora oggi tanto attuali.

ORARIO
Dal lunedì al venerdì, dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 16:00 alle 19:00
Sabato, dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 16:00 alle 20:00
Domenica, dalle 10:00 alle 12:30 e dalle 16:00 alle 19:00

Ingresso libero

INFO:
Associazione Juvenilja
e-mail: associazione.juvenilja@live.it

Immigrazione straniera, ecco i dati a livello regionale

Dati statistici

On line il report della Regione al primo gennaio 2009

421.509 persone a tutto il 2008, pari al 9,7% della popolazione e in media con l´Europa; classi sempre più miste, con una percentuale di bambini stranieri che tocca il 12,75% sul totale degli iscritti; un aumento nel 2008 di poco superiore al 15% degli stranieri residenti, grazie alla capacità attrattiva del mercato del lavoro locale, nonostante la crisi economica diffusa.

E il ritmo di crescita della popolazione straniera in regione? All´apice tra metà anni ´90 e metà degli anni 2000, con incrementi medi intorno al 20%.
Sono solo alcuni dei numeri che emergono da “L´immigrazione straniera in Emilia-Romagna”, il decimo rapporto sul fenomeno curato dalla Regione e on line su Emiliaromagnasociale con i dati aggiornati al primo gennaio del 2009 (edizioni CLUEB-Cooperativa Libraria Universitaria Editrice Bologna). Un fenomeno che in pochi anni ha cambiato volto, struttura, livelli di interpretazione e impianto concettuale a tutta la società italiana: secondo la Caritas/Migrantes, in Italia i soggiornanti stranieri sono passati dai 500mila di fine anni ´80 ai quasi 4 milioni e 330mila della fine del 2008.

Per informazioni:
Regione Emilia-Romagna-Servizio Politiche per l´accoglienza e l´integrazione sociale
Osservatorio regionale sul fenomeno migratorio
Viale A. Moro 21-Bologna
Tel. 051.5277485/051.5277493
mail dsalvador@regione.emilia-romagna.it.

Per approfondire e scaricare il rapporto

Il Consiglio degli stranieri raccoglie firme per modifiche e deroghe al Testo Unico sull’Immigrazione

Petizione

Iniziata la raccolta delle adesioni alla petizione del Consiglio dei cittadini stranieri e apolidi della Provincia di Bologna per chiedere al Parlamento:
-di promuovere la modifica dell’art 22 comma 11 del Testo Unico sull’immigrazione estendendo la durata del permesso di soggiorno per ricerca occupazione da sei mesi a due anni;
-di derogare l’art. 29, comma 3 lett. B del Testo Unico sull’immigrazione per i cittadini stranieri regolari presenti in Italia che non possono documentare un reddito sufficiente a rinnovare il permesso di soggiorno e sono titolari di indennità di cassa integrazione ordinaria, straordinaria o in deroga, ma non hanno riscosso in tempo utile le retribuzioni previste.

Il modulo con le firme deve essere spedito entro il 30 giugno 2010 a:
Consiglio dei cittadini stranieri
Provincia di Bologna
Via Zamboni 13
40126 Bologna

Oppure è possibile mandare la propria adesione personale via mail a:
immigrazione@provincia.bologna.it.

Composto da 30 consiglieri, il Consiglio dei cittadini stranieri e apolidi della Provincia di Bologna è il primo organismo elettivo di rappresentanza della popolazione straniera a livello provinciale. Il Consiglio può esprimere pareri e proposte su tutte le materie di competenza del Consiglio provinciale: il parere è obbligatorio sulle proposte di bilancio preventivo e sulle spese riguardanti le politiche per gli stranieri.

Sabato 24 aprile ore 16 Cinema San Biagio - via Aldini, 22, Cesena Giornata della memoria del genocidio armeno

Il 24 Aprile è la data in cui vengono commemorate le vittime del genocidio armeno in varie parti del mondo. Nel 1985 la “Sottocommissione per la lotta contro le misure discriminatorie e per la protezione delle minoranze” della Commissione dei Diritti dell’Uomo dell’Onu ha riconosciuto, fra gli altri, anche il genocidio armeno. Il parlamento europeo, nella seduta del 18 Giugno 1987, riconoscendo il genocidio armeno ha invitato gli stati membri della Comunità Europea a dedicare un giorno alla memoria dell’olocausto degli Armeni.

L’iniziativa della piccola comunità di Armeni, con il patrocinio del Comune di Cesena ed in collaborazione con l’associazione L’Altra Città, il Centro Stranieri ed il Centro Interculturale MoviMenti, ha contribuito ad organizzare una giornata commemorativa anche a Cesena.

Il fulcro dell’iniziativa ha come luogo il centro Cinema S. Biagio a Cesena, dove avranno luogo la distribuzione di materiale informativo e la proiezione del film dei fratelli Taviani “La Masseria delle Allodole”. E’ stato ritenuto importante coinvolgere le scuole nell’approfondimento di questo tema storico che ciniche ragioni di politica internazionale hanno oscurato per decenni. Ad uno studio approfondito si potranno riscontrare sconcertanti parallelismi tra l’olocausto ebraico e quello armeno.

Si invitano tutti a partecipare all’iniziativa di sabato 24 Aprile 2010 presso il cinema S. Biagio a partire dalle ore 16.00. La proiezione del film avrà inizio alle ore 16.30. All’ingresso del cinema, sarà allestito un buffet di dolci armeni offerto dalla comunità locale.

Flussi stagionali, al via il ‘click day’

1275_logoMin_Interno.GIF

Da lunedì 29 marzo possono essere presentate dai datori lavoro le domande di nulla osta per il lavoro stagionale degli 80 mila cittadini extracomunitari autorizzati, esclusivamente con modalità informatiche e attraverso la collaborazione delle associazioni di categoria autorizzate.

Il “click day”, attraverso il sito web dedicato www.interno.it, è stato autorizzato dal Ministero degli Interni in attesa della pubblicazione del decreto che prevede la programmazione transitoria dei flussi di ingresso dei lavoratori extracomunitari stagionali, nel territorio dello Stato, per l’anno 2010.

Pagina successiva »